Comunicazione, Web 2.0 e Giovani, intervento di Lilia Illuzzi (Cooperativa Comunicazione Responsabile SulleAli): Quale può essere il ruolo di educatori e genitori nell'uso dei social media e internet come strumento di educazione? Ascoltare. Accompagnare questo processo, farselo spiegare, “giocare”. Il gioco è sempre stato il migliore metodo di insegnamento e apprendimento, perchè si basa sulla condivisione e la “testimonianza”: io faccio, tu fai... ben diverso da “io parlo e tu fai”! Anche questo è Vangelo.

La pace passa attraverso la comunicazione ed è tanto più efficace quanto più questa si incarna col vissuto reale. Pertanto, da comunicatrice e prima ancora da credente, il messaggio del Papa per la 45° Giornata Mondiale della Pace non posso leggerlo se non in stretta correlazione col messaggio da Lui redatto per la 46° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che ricorre il prossimo 20 maggio.
“Si tratta del rapporto tra silenzio e parola: due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone. Quando parola e silenzio si escludono a vicenda, la comunicazione si deteriora, o perché provoca un certo stordimento, o perché, al contrario, crea un clima di freddezza; quando, invece, si integrano reciprocamente, la comunicazione acquista valore e significato.
Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto. Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro, scegliamo come esprimerci. Tacendo si permette all’altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee. Si apre così uno spazio di ascolto reciproco e diventa possibile una relazione umana più piena. Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l’espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di espressione particolarmente intensa. Dal silenzio, dunque, deriva una comunicazione ancora più esigente, che chiama in causa la sensibilità e quella capacità di ascolto che spesso rivela la misura e la natura dei legami. Là dove i messaggi e l’informazione sono abbondanti, il silenzio diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o accessorio. Una profonda riflessione ci aiuta a scoprire la relazione esistente tra avvenimenti che a prima vista sembrano slegati tra loro, a valutare, ad analizzare i messaggi; e ciò fa sì che si possano condividere opinioni ponderate e pertinenti, dando vita ad un’autentica conoscenza condivisa. Parola e silenzio. Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare...
“Silenzio e parola: cammino di evangelizzazione”
Messaggio Papa 46° Giornata Comunicazioni Sociali
20 maggio 2012
Partendo dalle considerazioni del Papa sulla necessità di far fluire la comunicazione in un continuum di silenzio e parola, prendono piede in me diverese riflessioni su come i giovani possano apprendere e portare la pace, la giustizia, la verità nella loro vita anche attraverso l'utilizzo di strumenti di comunicazione ormai imprescindibili quali i social networks e le varie forme di reti sociali “virtuali”.
In un primo momento, salta agli occhi quanto sia difficile, oggi, percepire l'importanza di un flusso di comunicazione come quello descritto dal Papa, quando si è abituati a frammentare i messaggi per renderli fruibili via sms e via web, perchè tale frammentazione spesso comporta l'istintività della risposta, dunque la frammentazione del pensiero stesso, specie per i cosiddetti “Digital Natives” che si stanno strutturando proprio con questi presupposti.
In tale contesto, si rende particolarmente difficile indugiare da soli e meditare sulle situazioni che dobbiamo affrontare, così come sulla Parola, quando con gli strumenti di comunicazione è possibile stare tutto il tempo in "compagnia" anche scambiandosi pochi e poco significativi contenuti: la solitudine ha sempre fatto paura e questo è parte della natura umana.
Difficile è anche riuscire a conciliare silenzio e privacy: nel silenzio l'uomo "scompare" e vuole stare raccolto in se stesso e con Dio; online l'uomo non può scomparire pur volendo perchè le newsletter e le inserzioni sponsorizzate lo raggiungono ovunque (via email, sul proprio profilo FB personale, sul motore di ricerca...) perchè i suoi dati e le sue preferenze personali vengono raccolti, interrelati e venduti a partner commerciali, che lo sollecitano ad acquistare cose sulle quali l'utente non ha richiesto di ricevere informazioni, ma che comunque lo possono interessare visto che non sono invii casuali ma molto ben profilati.
Rimane, comunque, concreta e reale la possibilità di uscire da questi flussi, spegnando cellulare e pc, e prendendosi il tempo di cui si ha bisogno per rispondere in maniera ponderata, anche se non è "cool".
A fronte di tutte queste difficoltà, si rende, quindi, necessario trovare un modo per utilizzare questi strumenti in maniera virtuosa, cercando il più possibile di non sganciarli dalla vita vissuta quotidianamente da ciascuno, facendo in modo che le relazioni virtuali ricalchino fedelmente le relazioni reali, proprio per dare una possibilità a queste relazioni di crescere e diventare più vere nella vita di tutti i giorni; usando il web per approfondire e farsi un'idea il più possibile ampia sugli argomenti più importanti, dall'attualità, ai commenti alla Parola, proprio al fine di emancipare il proprio pensiero, svincolandolo dal pensiero dominante imposto dai mass media. "Non conformatevi alla mentalità di questo secolo"!
Al di là di queste prime considerazioni generaliste, però, va detto che è proprio grazie all'uso di questi strumenti e del web in generale, che i ragazzi hanno sviluppato una notevole capacità critica, che si traduce nelle molteplici ricerche che fanno per comparare informazioni e capire ad es. qual è il costo giusto per un certo tipo di prodotto e che prestazioni offre, cosa è stato scritto in merito a un determinato argomento da varie fonti, come le persone comuni commentano queste notizie e cosa vi aggiungono... insomma, sul web si trovano materiali pedo-pornografici e si possono scambiare informazioni superficiali, ma c'è molto molto di più, altrimenti perchè gli USA con il SOPA e la comunità internazionale con l'ACTA - nonchè il Governo Berlusconi in Italia - hanno tanta urgenza di metterci le mani sopra e di controllare questo insostituibile mezzo di libera circolazione delle idee?
Realtà come WikiLeaks, Avaaz, tutte le campagne dal basso (Se non ora quando, No Berlusconi Day...), i flash mobs, la diffusione dei programmi open source e freeware, dei Creative Commons e della logica della condivisione e collaborazione per l'accrescimento della conoscenza (come è o era per la comunità scientifica internazionale), possono esistere solo perchè supportate dal web e dai social networks - blog inclusi - e sono il frutto della protesta dei giovani e degli adulti insieme che, soprattutto grazie alle info reperite sul web, hanno ben chiaro che ci sono dei poteri forti - politici, ma soprattutto economici e commerciali - che vogliono pilotare i processi e loro non ci stanno.
Tutto questo è, infatti, opera di molti giovani che, assieme agli adulti, si sono uniti in una comunanza di intenti, superando i gap generazionali perchè ognuno si è fatto portatore di ciò che è e di ciò che sa (come avrebbero fatto gli adulti senza i giovani a scoprire e valorizzare le potenzialità della rete?) e hanno saputo combinare il buono del web, a vantaggio di una comunità reale di persone, che si sono poi incontrate nelle piazze, hanno costituito gruppi di pressione, gruppi di acquisto, gruppi di supporto, insomma hanno recuperato - paradossalmente - una dimensione profondamente umana, che nel tempo era stata marginalizzata: la dimensione dello stare insieme e far causa comune, con una prospettiva ben più ampia della tutela del proprio piccolo orticello.
Di cosa sono portatori questi giovani? di uno spirito critico e di un'insolenza di cui abbiamo bisogno per cambiare le cose. Certo, ci sono anche molti giovani che vivono passivamente questa opportunità di connessione e di scambio, come molte altre, e si accontentano di viverne gli aspetti più superficiali o esclusivamente ludici, ma forse proprio sul web possono più facilmente scoprire come altri utilizzano questi strumenti e che potenzialità abbiano.
Di cosa dobbiamo stupirci?
Del fatto che, nonostante la presenza ingombrante degli adulti - specie nel nostro Paese - abbiano saputo ritagliarsi il loro spazio virtuale e abbiano saputo renderlo talmente reale, che stiamo qui a parlarne.
Hanno saputo superare i confini culturali e fisici, sempre più angusti, in cui il pensiero dominante ha tentato e ancora tenta di spingerli.
Hanno inventato una comunicazione nuova che ha permesso loro di far passare dei messaggi che diversamente non avrebbero potuto far arrivare (pensiamo all'uso dei social networks che è stato fatto dai giovani arabi nell'ultimo anno, giovani diversi dai nostri, ma uniti ai nostri da comuni metodi e stili di comunicazione).
Hanno creato un movimento d'opinione di massa, democratico e senza censure, che li ha fatti notare e che ha reso internet un ulteriore spazio da controllare... e agli Stati della pedofilia importa poco, rispetto al presidio dei poteri economici messi in discussione e persino in crisi dal web.
Su queste abilità, hanno anche creato il loro lavoro, che non è poco, perchè è il presupposto stesso della loro emancipazione dalla famiglia di origine e della creazione di una propria realtà affettiva e sociale di riferimento.
Quale può essere il ruolo di educatori e genitori nell'uso dei social media e internet come strumento di educazione? Ascoltare. Accompagnare questo processo, farselo spiegare, “giocare”. Il gioco è sempre stato il migliore metodo di insegnamento e apprendimento, perchè si basa sulla condivisione e la “testimonianza”: io faccio, tu fai... ben diverso da “io parlo e tu fai”! Anche questo è Vangelo.
A scuola, una volta allestita un'aula con pc – che non è ancora scontata - si potrebbe utilizzarla, mettersi in rete sui SN e inventare giochi/ricerche da svolgere in tempo reale e condividere all'interno della “community della classe”, di cui l'insegnante è parte integrante. Si potrebbero commentare i risultati della ricerca e, in quel contesto, il docente potrebbe fornire la chiave di interpretazione che aiuta a filtrare i risultati, distinguendo tra quelli veritieri e le famose “bufale”. Azioni di questo tipo, oltre a fare “community” nel senso più concreto del termine, avvicinando i linguaggi e i metodi, aiutano a valorizzare il web nelle sue varie forme come strumento che possa favorire la conoscenza e la crescita... anche dell'insegnante.
Il silenzio... purtroppo quello è difficile farlo, ma per i giovani tanto quanto per gli adulti. Io, personalmente, non vedo particolari differenze in questo.
D'altro canto, questi giovani sono cresciuti "rubando" l'attenzione dei genitori così presi dal pc, dalla tv e dal cellulare, poi dal palmare, il blackberry, l'I-Phone, l'I-Pad e tutto il resto. Dove avrebbero dovuto apprendere il silenzio? Piuttosto il rumore, per allontanare la solitudine, tanto dei genitori, quanto dei figli.
Il silenzio è qualcosa di inedito, ancora tutto da scoprire e spesso a prezzo di tanto dolore.

 

 

Ultimo aggiornamento (Sabato 24 Marzo 2012 10:00)